lunedì 9 maggio 2011
E pirla sia!
Vi capita di interpretare le azioni altrui secondo la logica ferrea del "lo faccio anch'io e significa che..." ?
Ecco, è esattamente quello mi è capitato oggi. L'ha fatto perchè... Ma la cosa che mi diverte davvero, è sapere che non sa che non ce l'ha mica fatta!
Voglio dire, le bugie hanno DAVVERO le gambe corte, e prima o poi ti sgamano. Così, quando mi dici che non puoi o non ce la fai, so perfettamente che non è cosi in realtà!
Quindi la domanda è: possibile che sei davvero così SENZA PALLE da non assumerti la responsabilità delle tue azioni? Di quel che dici, che fai, che pensi?
Ma che persona di merda può mai essere una così?
Allora, per favore, smettiamola! Siamo onesti, prima di tutto con noi stessi, e poi con gli altri.
Così, forse, potremo ancora guardarci allo specchio, e sorridere perché quel che vediamo dall'altra parte ci piace ancora.
Ma tu, invece, che cazzo ti ridi?
mercoledì 5 gennaio 2011
Brevetto il Pirlometro.

Avviso: inutile aspettare il 2012. Già, in realtà il mondo morirà per due ragione fondamentali:
1) l'idiozia umana
2) il cattivo gusto
E, naturalmente, certe persone non fanno che accellerare il processo per cui imploderemo in un vortice di terribile ignoranza e malignità.
Non dico che qualcuno non dovrebbe stimarsi, assolutamente, ma che dovrebbe ridimensionare la stima nei propri confronti, quello sì ecco. Le persone IN GAMBA sono altre, e qualcuno dovrà farglielo notare prima o poi. Specie se non ha alcuna area di miglioramento, perchè pirla sei e pirla rimani. Punto.
E soprattutto se hai anche il coraggio di menartela come se fossi il dio del tutto, ecco, direi che potrei anche diventare violento. A botte no, ma un attacco fulminante di diarrea te lo auguro, sì. E magari vengo a rubarti la carta igienica se non è proprio giornata.
Ora, a parte il pessimo gusto con cui espongo la mia rabbia più o meno repressa, suggerisco a queste persone una vacanza chiarificatrice e purificatrice alle isole vergini, tanto ti saluterò col solito: "Sì, dai! Rimaniamo in contatto! Scrivimi in Facebook! Ci conto eh, mi raccomando!". Tanto, pirla sei e pirla rimani.
venerdì 10 dicembre 2010
What a wonderful World
Quando ti rendi conto che invece qualcuno ancora non vede l'ora di sentirle. Di ascoltarle.
Quando ti accorgi che le cose importanti sono altre.
Quando scopri che la vita è fatta davvero a scale, e c'è chi sale e c'è chi scende. E c'è chi va, e c'è chi resta.
Quando vuoi lasciar perdere, perchè sai che è giusto così.
Quando decidi di accontentarti della frivolezza.
Quando non vuoi più aspettare, che vuoi tutto e subito.
Quando pensi di essere una persona qualunque, e invece qualcuno ti fa notare che così non è. Perchè è con te che sta parlando.
Quando dici cose che non vorresti mai dire, che fanno male più a te che al mondo. E, cazzo, le devi dire lo stesso.
Quando prendi il coraggio a quattro mani.
Quando viene riconosciuto il tuo lavoro.
Quando vieni riconosciuto come persona che non si accontenta.
Quando vai più in là, finalmente, perchè è lì che hai sempre voluto stare.
La verità, forse, è che ti devi ritenere un privilegiato.
Perchè è già molto far sorridere qualcuno.
E farlo, anche solo per attimo, farlo sentire meglio.
Totalmente incondizionatamente.
La sfida.
Eccomi, sono qui.
Ho portato lo spazzolino da denti.
Non me ne vado.
lunedì 29 novembre 2010
Dove faccio sedere il Grinch?

Per sentire un po il clima natalizio, mi sono fatto una giro di ricognizione al viridea. Per chi non lo sapesse, è praticamente il giardino di Babbo Natale. Con tanto di renne, trenini e palle di ogni sorta.
Ok. Il Natale, a quanto pare, quest anno farà schifo, se il buongiorno si vede dal mattino. Anche io, come tanti, mi son detto massì è presto ancora, ma a quanto pare il mondo intero non la pensa allo stesso modo.
Vabbè.
E quando si dice riscoprire il vero significato del Natale... beh, io direi di non averne bisogno. Il significato vero già lo conosco.
Regali e cibo. E amici.
E ognuno di questi, dovresti sceglierli al meglio, mica da servire il salmone avariato e fartelo andare di traverso. Mica che scegli una teiera per il tuo amico rocker. O mica che ti porti in casa uno che manco conosci.
Mi sa che quest anno il Natale me lo vivo così come è arrivato. Inaspettato e non sentito.
Devo solo decidere dove far sedere a tavola il Grich.
venerdì 15 ottobre 2010
Scacco matto

Sono tornato.
Sono tornato perchè ho qualcosa da dire e qualcosa da ascoltare. Da capire.
Sono tornato perche non voglio rinunciare a quella parte di me che scalpita e si dimena perchè sa.
Conosce ogni singolo frammento di me, quello che è stato, che è e quello che rappresenta.
La fatica della conquista, la spinta del risultato, la bellezza del viaggio, la soddisfazione di stringere le cose a te più care.
Non so voi, ma la mia peggior nemica è, da sempre, la paura.
La pigrizia, al secondo posto.
E la paura di esser pigro, che può sembrare una tautologia bell' e buona, ma è la pura verità:
come puoi sperare di correre, lottare, lavorare, amare, sperare, perfino ridere, tutto. Tutto è impossibile per il pigro.
La paura ti porta verso l'oblio e prima che te ne renda conto sei imprigionato in barriere che ti sembrano così robuste, così alte, così invincibili.
Ci si guarda indietro e si sorride a quel che è stato. Perchè l'idea del futuro è la cosa eccitante.
Discorsi sconclusionati che non dicono nulla ai più, e comunque poco ai pochi.
Basterebbe così poco...Ma non chiedo. Non dico. Non vedo. Non voglio. Non più.
"Infine, voglio ringraziare tutti coloro che, in un modo o nell'altro, sono entrati nella mia vita.
In ognuno trovo ogni giorno la gioia di vivere e la grinta per continuare a costruire ciò che sono e, con determinazione e coraggio, ciò che desidero essere. "
Ed è la nota conslusiva dei ringraziamenti della mia tesi. Non la sputtanerò.
Sono tornato.
lunedì 26 luglio 2010
E mò basta, però!

Ognuno dovrebbe capire da sè quando è il momento di piantarla.
Piantarla di bere, fumare, mangiare o dormire.
O semplicemente di rompere i coglioni.
Voglio dire, necessariamente la vita, che piaccia o no, conduce su strade fittamente intrecciate con persone della peggiore specie.
Quella gelosa, quella che se ne sbatte. Quella che te la dà, quella che piuttosto ci pianta il basilico. Quella che sa quando è ora di smetterla, e quella che proprio se non le tiri un cartone non la capisce.
Che poi io sono per la non-violenza, ma sono davvero disarmato nei confronti di tanto masochismo che porta solo tanto, tanto, tanto amaro in bocca.
E' così bello tornare a casa a mento alto, che io proprio non ci voglio rinunciare.
Allora, dove l'ignoranza parla, l'intelligenza sorride in silenzio. E gode.
Certo non è il mio caso, io faccio la parte dell'ignoranza, in questo caso.
Certo sono acido. Certo sono cinico.
Certo. Sono insopportabile.
sabato 29 maggio 2010
Odio le Bugie

Odio le Bugie.
Odio le bugie non tanto perchè da piccolo mi terrorizzava l'idea di assomigliare a Pinocchio o perchè la Maestra mi sgridava ogni volta che ci provavo.
Odio le bugie per altri motivi, primo tra tutti che NON sono assolutamente capace di raccontarle. Ricordo che tempo fa, quando ci provavo, cominciavo a balbettare in maniera assolutamente imbarazzante e diventavo così rosso da non lasciare spazio ad equivoci.
Odio le bugie perchè non ho assolutamente nulla da nascondere.
Perchè mai, dico io, dovresti fingere di aver detto o fatto, o, peggio ancora, di non aver detto o fatto, se sei assolutamente certo di come sono andate realmente le cose?
Una cosa odio più delle bugie: le Bugie tra Amici. Decisamente al primo posto sulla lista nera dell' Odio.
Chi ti ama, non ti giudica, si dice. Ma chi se ne fotte?! Giudicatemi pure, ma solo per la lampante verità.
Quando sarò costretto a nascondermi dietro una bugia, mi vergognerò, prima che per la bugia, per quello da cui cerco di nascondermi.
venerdì 28 maggio 2010
Amo Milano

Amo Milano.
La mia città.
E senza alcun dubbio, questa è la zona di Milano che amo di più.
E' pur vero che Brera è una delle poche zone di Milano che non ricorda per niente la reale Milano e, quindi, può darsi che in realtà io non ami affatto Milano.
Comunque, cicciona cotonata che mi ha appena fregato il parcheggio a parte, questa è per me un'isola felice in cui il tempo si ferma e, finalmente alleato, ti permette un sorriso in più, un sospiro nostalgico delle lunghe passeggiate d'agosto e di entrare in una dimensione in cui ciò che conta davvero, almeno per un po', è la tua vita. Geniale.
Trovo parcheggio e, dato che mancano solo 50 minuti alla mezzanotte, decido che non pagherò. Direi che l' Ecopass sovvenziona già abbastanza i grassi pranzi dei consiglieri comunali.
Scendo dall'auto e, pur sapendo cosa aspettarmi, ogni volta rimango qualche secondo senza fiato a osservare il Piccolo Teatro illuminato, con le sue locandine appese alte che sanno di storia, spettacolo, emozioni e vita.
Immagino la serata della Prima con tanto di sciure milanesi in lunghi abiti neri e i loro cavalieri in abiti scuri dall'aria seria e intelligente, magari con un barboncino bianco nella LV e, nell'altra mano, il programma della serata.
"Certo che è proprio bello il Pomodoro, eh?" Vabbè.
Quasi mi sembra di sentire le risate più o meno fragorose degli invitati e penso al panico che, invece, proveranno gli attori dietro le quinte.
- Andiamo? - Emanuele mi richiama alla realtà. Sa bene quanto potrei perdermi in simili pensieri.
Annuisco e ci incamminiamo a passo spedito verso il cuore di Brera dove, finalmente, potremo prender fiato.
Deformazione Milanese, la chiamo io: non importa dove stia andando e se hai o meno un appuntamento. Si corre. Così, a prescindere.
Corri per raggiungere l'obiettivo, e l'obiettivo è: "passeggiata in Brera".
E' Maggio, e l'atmosfera di questa primavera tardiva è davvero magica.
Sì. Amo Milano. O amo Milano a maggio.
domenica 11 aprile 2010
Neolaureati d' Italia, UNITEVI !!!

Il fatto che sia diventato improvvisamente DOTTORE cambia notevolmente le cose.
Come per esempio...mmm..
-.-'
Bah, ora non mi viene in mente nulla, ma son sicuro che qualcosa è cambiato.
O no?
E sarà anche il caso di smetterla con 'ste minchiate della soddisfazione personale e la cultura perchè:
a) Se voglio ricercare una soddisfazione personale, mi dedico a tutt'altre pratiche ben più creative e appaganti che 20 anni di studi.
b) La cultura, magari, posso farmela anche senza l'angoscia da prestazione d'esame.
Però almeno ci sono i confetti rossi. E la festa di Laurea. Che sono delle gran belle motivazioni direi.
Senz'altro più motivanti dello stipendio medio del neolaureato (850 euro se sei fortunato. Stage non rimborsato se sei umano.)
Eppure me l'avevan detto tutti: "Vai a fare l'idraulico! Guadagni un sacco e trombi di brutto!"
Ma io, spinto da uno spirito assai più nobile, non ho voluto sentir ragioni.
Pensadoci ora, però, i rubinetti continueranno a rompersi. Così come i cessi. Invece la Psicologia della Comunicazione è destinata a morire. Prima o poi qualcuno (leggi Ministro Gelmini) si renderà conto che spacciamo aria fritta. E sarà la fine.
Neolaureati d' Italia, unitevi!
Ho scoperto un posticino dove mangi di brutto e spendi pochissimo in pausa pranzo!
Peccato che non possa più usufruire dello sconto studenti, cacchio!
E meno male che il cinema sotto casa lo sconto studenti lo fa a tutti, a prescindere. Senza controllare. O mi sarei iscritto alla Magistrale per risparmiare 5 euro.
Ecco. Anche l'ultima mia motivazione fondamentale si è disciolta come lo smalto dei confetti rossi tra le mani.
martedì 9 marzo 2010
Alter-ego (per Fre)
E’ matematico. Quando tu sei in ritardo, il tuo treno è PUNTAULE. Guidato da guardie svizzere che volutamente non hanno fatto oliare i freni perchè tu, dalla parte opposta della stazione, in coda per il biglietto, possa sentirne l’agghiacciante stridio, seguito da una serie di “Mavvaff…!” degli aspiranti passeggeri dietro di te.
Ma oggi ho intenzione di scrivere una mail alle Ferrovie. Settore Risorse Umane. Passino i controllori-mastino, passi l’aria condizionata guasta e i finestrini bloccati e passino anche i 10 cent d’aumento trimestrali, ma: Cazzo! Questa cretina chi diavolo l’ ha assunta? Voglio dire, credo che CINQUE minuti per un dannato abbonamento siano un tantino troppi, no? Nella sua divisa di due taglie più grandi, viola melanzana che, per altro, le dà un non so che di epatite B, curva sulla tastiera che è sempre la stessa da generazioni, ma che lei ancora deve studiare dettagliatamente, mica che la M di Milano gliel’han spostata per scherzo e, come se non bastasse, quell’aria di sufficienza che sembra voler dire a-me-che-me-ne-frega-che-è-tardi? Ahò! Ma cretina di una decerebrata, vedi che se non ti dai una mossa io…
-Buonasera!- cerco di essere il più gentile possibile e sfoggio il più affabile dei sorrisi, ma niente. Ha lei il potere, ora.
-Dica.- Probabilmente il tono-mastino è da accordo sindacale, ma io, superiore, fingo di non farci caso.
-Un mensile Cesate-Milano, per favore.-
-Cesate?-
-Sì, Cesate-. E comincia a digitare.
- C-E-S-A- … – Ussignur! – …per…?! -
“Mi prendi per il culo?” – Per Milano!- rispondo, gettandole col pensiero i peggiorni insulti che mi vengono in mente.
- M-I-L-A- … – il ticchettio sulla tastiera sembra interminabile e scatena in me un odio viscerale che da un momento all’altro potrebbe abbattersi sulla strega maligna dei treni.
-Allora, Cesate-Milano, mensile. Tesserino? – è risorta, finalmente.
-A lei!- rispondo, visibilmente spazientita.
E intanto sento dietro di me alcuni “mavvaff…!” e numerosi sbuffi, ma cerco di non curarmene. Comincio piuttosto a immaginare venti persone in rivolta che si lanciano addosso alla cretina dall’altra parte del vetro e innalzando il monitor del computer come trofeo urlano “ANDIAMO A CASAAAA !” – “SIIII !!! ” e applausi, ovazioni, cori di ogni sorta e…
-Trentottoeuroequaranta. – La voce della permanentata mi riporta alla realtà e velocemente le allungo due banconote da 20 dalla finestrella sotto il vetro-proteggi-sputacchi.
- Quanranta centesimi? – Che faccia tosta.
-Non li ho, mi dispiace! – Mi spiace un cazzo! Non li ho sti maledettissimi 40 centesimi che ti ostini a chiedermi ogni fottutissimo mese da un anno a questa parte! Altrimenti te li farei mangiare, ci puoi scommetere, va bene?
-Va bene! – Oddio, mi legge nel pensiero! -Allora, l’abbonamento… – Lanciando la preziosa tessera magnetica che scivola a terra e, chinandomi per raccoglierla, PEM! Porca putt…! Sbatto la fronte contro lo spigolo del davanzale del gabbiotto. Perchè ’sta stazione, questo girone infernale, crollerà pure a pezzi, ma il davanzale di granito, quello no, non potevamo proprio farcelo mancare! Comunque, faccio finta di non sentire le risate che si trattengono a stento dietro di me e con noncuranza raccolgo il mio abbonamento e lo infilo nel borsello con un leggero ma persistente formicolio sopra il sopracciglio destro. Ridete, ridete. Tanto siete voi i prossimi.
E poi, davanti a me, una montagna di tintinnante monetine e la voce della pazza: – Dieci -TIN, venti -TIN, trenta -TIN, quaranta -TIN… -
Ancora un minuto e giuro che sbotto. Davvero. Le mani mi prudono e sento gli occhi inniettati di sangue.
- Dieci -TIN, venti -TIN, trenta – TIN, quaranta -TIN … -
Guardo spazientita l’orologio, ma con un gesto esageratamente teatrale, perchè tutti possano vedere che in realtà la VITTIMA sono io. La prigioniera. Del tempo. E della rincoglionita.
- Ecco!-
-Grazie e arrivederci! – Esulto quasi, quando riesco finalmente a liberarmi dalla morsa tirannica della quint’essenza della cattiveria.
E ora, ora, ” Corri! Corri più veloce che puoi ! Ce la puoi fare!” mi ripeto in maniera ossessivo-compulsiva. Coooorriiiii !
“iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiihhhhhhhhhhhhhhhh !!!!!!!!”
Mavvaff…!
domenica 7 marzo 2010
Count-down terminato.
Così è. E non se vi pare. Così è. Punto.
Al momento giusto tutto tornerà indietro. E io sarò ben felice di accoglierlo. Ma per adesso, non intendo sottostare. Niente compromessi.
So bene chi ringraziare, so bene chi accusare.
E non mancherò. Giuro.
Solo qualche giorno ancora.
venerdì 27 novembre 2009
Sono stato bene. E per questo, e molto altro, vi ringrazio.

Una consapevolezza in più. Ogni mattina, al risveglio. Ogni notte, sotto le coperte.
Occhi diversi, che valutano le cose con altri pesi, altre misure.
Ti rendi conto, ad un certo punto, che stai sbagliando. Un sacco di cose.
La vita che ti sei costruito con le unghie e con i denti, le persone che ti stanno affianco, gli amici, casa, lavoro, università...
Tutto sembra sgretolarsi ad una parola. Una più, una meno. Una di troppo, una mai arrivata e tanto desiderata.
E' forte la consapevolezza di dover continuare con le proprie gambe. Non si può fare affidamento su chi avresti tanto voluto ti stesse vicino, ti accompagnasse per la fatica e la bellezza. Non può interessargli. Ne ora, nè prima, nè mai.
E' bella la consapevolezza di non essere da solo, allo stesso tempo.
Iera sera un tuffo nel passato mi ha ricordato come dovrebbe essere. Mi ha ricordato quanto sia bello costruire, costruirsi. Mi ha ricordato cosa significhi condividere, conoscere. Mi ha ricordato cosa significhi non sentirsi costantemente giudicati, sotto test. Un esame da cui, tendenzialmente, si esce sempre disfatti.
E' faticoso. E ho voglia di riposare, ora.
Una più bella dell'altra. Qualcuno è sbocciato, qualcuno, invece, ha mantenuto il suo splendore di un tempo. Ognuno con la sua vita, ora. Ognuno i suoi guai, il suo futuro da azzeccare, la sua partita col destino da giocare. Parlare e venire ascoltati, ascoltare e interessarsi realmente alle parole. Non un "come va?" doveroso, dopo tanto. Un reale interesse a rientrare nell'anima, nella mente. Le esperienze ci segnano, ci costriscono giorno dopo giorno. Ma ogni tanto si fa l'errore di pensare che la vita che abbiamo, è l'unica che potremmo avere.
Sono stato bene. Davvero. Ieri come sempre. E per questo, e molto altro, vi ringrazio.
Con affetto.
martedì 17 novembre 2009
Sofia, che week end!

Di ritorno da un week-end (lungo) a SOFIA. E per chi, come me, non sapesse che diavolo di città sia e dove si trovi, vi comunico che è la capitale della BULGARIA.
Ora, tralasciando i motivi che ci hanno spinto tanto ad est sulla cartina geografica (i miei alunni, che cari, pensavano avessi 4-5 ore di ggetlegg), devo ammettere di essere stato favorevolmente colpito. Non certo dai bulgari (o, meglio, dai sofiesi/sofiani/sofiantini che dir si voglia) che si son rivelati particolarmente poco inclini al sorriso e alla disponibilità nei confronti del turista che, effettivamente, vedono come un esportatore poco sano di sesso occidentale. O comunque come un cariato che taccagna sul dentista. Bensì colpito dalla pulizia, dall'ordine e dalla bellezza della sua architettura. Certo, non che io sia esattamente un intenditore, ma almeno il gusto estetico ce l'ho. E me lo tengo stretto.
Non si capisce, poi, come un operaio medio possa vivere con 400 euro al mese (800 Lev), considerato che tutto ciò che l'italiano (furbo) avrebbe voluto acquistare sperando in un risparmio si riduce a una stecca di marlboro light a metà prezzo (con le minacce di morte in cirillico, così per una volta non ti senti in colpa chè tanto non capisci 'na mazza!) e un cenone simil-natale-terronico a 10-15 euro. Cameriera inclusa, secondo il taxista.
Ah beh, poi certo ci sono i vestiti. Chiedete a Maury, però. Insomma, se la moda è ITALIANA, forse forse un motivo c'è. Non facciamoci troppe domande dunque.
E naturalmente l' Ostello. Fighissimo: praticamente un appartamento soppalcato che a milano dovresti donare un rene per potertelo permettere. Certo, tralasciamo il tanfo che c'era, che tanto era, fortunatamente, circoscritto alla zona "piedi-teo" lassù in alto. Non che puzzassero, in realtà. No, no. Era il tappeto di corda. Sì Sì. Sì. Seeeee....!
E infine, menzione d'onore al barbone fuori dal chioschetto. Che, nonostante le 4-5 ore di ggetlegg, nonostante il freddo, nonostante i suoi problemi personali, nonostante il suo Paese non se la cavi propriamente alla grande, nonostante sia passato attraverso il regime, nonostante non sia avvezzo sicuramente a una vita di frivolezze, nonostante parlasse addirittura la nostra lingua (!), capendo che siamo italiani cosa poteva fare, se non della facile ironia sul nostro Presidente del Consiglio? Con battute del tipo "Presidente vostro, Berluscono, sex sex, divertente, sex, money, soldi" , il tutto accompagnato da gesti con le dita più che espliciti, garantisco.
Ecco. Zimbello nel mondo. Ancora.
Ecco. Lo sappiamo. Ancora.
Ecco. Ci siamo ubriacati. Ancora.
Ma almeno, questa volta, tanto per cambiare, giù di Rakiaaaaaa !!!
martedì 3 novembre 2009
10 cose da NON dire a un poliziotto

Con l'esperienza ho imparato qualcosina. Tra cui alcune cose da NON dire a un poliziotto. Eccone alcune:
1 - Non riesco a prendere la mia patente se non mi tiene un secondo la birra.
2 - Mi scusi agente, non mi ero accorto di avere il rileva-radar scollegato!
3 - Ma tu, non sei il tipo dei Village People?
4 - Wow, devi aver fatto i 220 per beccarmi. Complimenti!
5 - Pensavo bisognasse avere una condizione psico-fisica almeno normale per fare il poliziotto.
6 - Non ti metterai a controllarmi il bagagliaio, vero?
7 - Sono io che ti pago lo stipendio.
8 - Lo sai perche mi hai fermato? Chiedo per essere sicuro che almeno uno dei due lo sappia...
9 - Stavo cercando di stare a passo con il traffico. Ma siccome mi sono accorto che non ci sono altre macchine intorno, acceleravo perché ero convinto che più avanti ce ne fossero altre.
10 - Che culo! Anche il suo collega mi aveva dato solo un avvertimento!
martedì 27 ottobre 2009
Paolo Fox dove sei ?!?!?

Beh, innanzitutto se riesco ancora a scrivere e non sono invece in coma etilico, significa già che il uicchend friulano è andato meglio del previsto.
Considerato, poi, che sono aumentato di un chilo, direi che è stato un gran uicchend.
Non vi annoierò con le descrizioni lunghe e monotone dei colori, la natura, gli animali e bla bla bla... piuttosto un gran mangiare e, soprattutto, un gran bere, ma si sà, i friulani sono geneticamente modificati: il 47esimo cromosoma è quello dell'alcool. Il 48esimo quello delle bestiemme.
Detto ciò, un momento di relax e scazzo ci voleva proprio, dato la settimana che ci aspetta...ussignùùr !
Ma perchè Fox con me non c'azzecca mai?!
martedì 20 ottobre 2009
La vita a spigoli

L'altro giorno la Cugi mi faceva riflettere sul senso della vita e altre boiate del genere. Non che davanti al caffè sentiamo l'esigenza di riscoprire le profondità emotive e ideologiche che sono a noi proprie, ma banalmente noi, io e lei, riusciamo a galoppare da un discorso all'altro con una flessibilità che le nostre mamme proprio non capiscono. E non vogliono capire.
L'aver parlato per mezz'ora di un determinato tipo di stoffa o di come eliminare definitivamente le briciole dal divano nonostante due bellissimi quanto pestiferi bambini, dovrebbe, di per sè, consentire l'esaurimento dell'inerzia comunicativa con la conseguente possibilità di cambiare discorso. Anche se questo significa parlare delle mostruose cazzate a noi care. Naturalmente la reazione scandalizzata delle mamme è cosa nota, perchè insomma, con tutte le cose serie di cui si dovrebbe parlare, non possiamo mica perder tempo a criticare questo o quel locale, o zabettare su questo o quel cretino.
Come se non bastasse una critica viscerale ad un mio post, ha scatenato l'ira furibonda della mitica Fre, che ci ricorda che, grazie al cielo, ogni tanto parlar di niente è stimolante. Soprattutto se è l'unico argomento di cui sai praticamente tutto. Insomma, la vita non è fatta a spigoli.
Una visione globale e autocritica può davvero salvarti la faccia. E il culo. Se poi le cose coincidono tanto meglio.
Ogni tanto, piu tanto che ogni per alcuni a dirla tutta, è bello anche lasciarsi andare alle cazzate, alla mediocrità e alla schizofrenia.
L'importante, poi, è tirarsene fuori.
Concetto che, in questo concordo con la Vale, a molti sfugge ancora. Evidentemente.
ps: ogni riferimento a persone o cose realmente esistenti NON è affatto casuale.
sabato 17 ottobre 2009
Globalizzazione galoppante

Sarà capitato anche a voi di dover comprare del bagno schiuma. Una cosa semplice, rapida e indolore.
Entri al supermercato, vai allo scaffale "fatti bello, se ci riesci", agguanti il primo bagno schiuma che trovi e vai alla cassa. E fai una coda di 2 ore per 2,97 euro.
Poveri illusi! La globalizzazione galoppante ha reso un sacco di buoni servigi, non lo metto in dubbio, ma ha sollevato anche dilemmi di natura esistenziale: oddio! e mò quale prendo?! Pelle liscia e perfetta o pelle secca e acne? Viola fashion o nero virile? Gel, crema o scrub?
E allora o li compri tutti col rischio di dover firmare cambiali a vita con l'esselunga, oppure resti come un pesce palla impagliato davanti allo scaffale leggendo tutte le etichette, prezzi e cercando di individuare il modello che ti assomiglia di più.
E se invece di spaccare le vetrine dei Mc Donald's ci lavassimo tutti con sapone di marsiglia?
ps: mi scuso per la scadente qualità del post, ma dovevo assolutamente:
1) deviare dalla retta via che mi avrebbe condotto a diventare il "guru" della Fre;
2) mantenere una promessa.
giovedì 15 ottobre 2009
Ma almeno stai zitto, no?!

Ho sempre odiato le persone che si professano "non razziste, però...".
Perchè io non sono razzista. Però....
Quelli che proprio non mi vanno giù sono i budrioni con al polso il braccialetto di Padre Pio che quando parlano sputano. Bava e stronzate.
Per carità, ognuno sarà ben libero di professare la propria religione nel modo che ritiene più oppurtono, ma dico: un minimo di decenza, no?
Per non parlare del fatto che avresti potuto renderti più presentabile anche solo lavando i capelli o quanto meno darti una scrollata dalla forfora come farebbe un cane bagnato, ma a parte questo, non ritengo comunque opportuno farti odiare in maniera spassionata e viscerale da me e dal Fede che, ad un certo punto, dopo DUE ORE di attesa nel claustrofobico corridoio dell'uni, avremmo anche potuto non rispondere più delle nostre azioni e farti ingoiare il tuo cazzo di braccialetto di Padre Pio. Per fortuna il Fede è un pacifista. E io devo mantenere un contegno istituzionale, soprattutto dopo esser stato beccato a bere "Fi Gà" da diverse colleghe e vari genitori.
Staremo a vedere nella prossima settimana. Per questa, ormai, spero di aver già dato abbastanza.
In pazienza e tolleranza. Ma mai dire mai.
Amen.
lunedì 12 ottobre 2009
E' tutto a posto.

Domani è un altro giorno. Che vive dell'oggi, lotta con ieri e spera nel successivo.
Perchè una visione completa arriva, prima o poi. Basta non fuggirla. Basta accettarla. Con forza e serenità. Come accetteresti quella di qualcun altro.
Domani è un altro giorno. Ed è davvero così. A prescindere dal fatto che tu voglia che l'attuale sia infinito o invece da dimenticare.
Si ricomincia tutto. Di nuovo.
Concedetemelo, per una volta. E scusatemi. Perchè onestamente sono un po' stanco anch'io. Ma pochi se ne acccorgeranno. E pochi se ne sono già accorti.
Perchè mi allontano dalla culla dell' odioso vittimismo e dell'aberrante finto moralismo.
E scrivo. Scrivo per esorcizzare, per sublimare, per rimuovere e allo stesso tempo ricordare.
Rimuovere cattiverie gratuite, parole non dette o mal vestite. Gesti incontrollati, voluti o non cercati. Ma che comunque fanno male.
Ricordare momenti che un uomo non dovrebbe mai dimenticare, perchè lo aiuteranno a guardare in faccia la realtà con più forza e più coraggio. E risollevare il mento al sole.
A volte davvero non ci rendiamo conto di quanto una parola possa valere. Un gesto, un'espressione e tutto cambia. Basterebbe così poco, pensateci. Invece spesso un vortice di pensieri e di emozioni ti travolge e tu?
O stai a guardare o reagisci.
Sono stato a guardare. E' comodo. Ma non va.
Ora reagisco.
La cosa in fondo non è cosi drammatica.
Domani è un altro giorno. E dopo-domani. E l'altro ancora.
E io, ora, reagisco.
P.s.: vorrete perdonare lo sfogo. Ora torno quello di sempre.
sabato 10 ottobre 2009
Sesso, droga e R'n'r (e chupito)
Escluso il mignottone di bianco vestito, devo dire che ne è valsa davvero la pena.
Buona musica, buoni amici -a buon intenditor poche parole- e grande divertimento la serata di libera uscita che mi son concesso dalla Croce Viola. Per una volta.
I SYLER in ottima forma hanno contribuito a rendere l'atmosfera magica e unica, in uno dei locali storici di Milano -il Bar Magenta- a suon di buon r'n'r. (Provare per credere - www.sylerband.com -)
La tradizione del chupito post-concerto, poi, non sarà certo sana ma...si sa: le tradizioni van rispettate, insomma. Anche quando il barista ti guarda con occhio sorpreso e incredulo.
Una cosa mi sconcerta ancora, ma vabbè, inutile scriverne...tanto vale rileggere il post prededente...
allora, la prossima volta, pensare a fare due più due, non guasterebbe. Ma le capacità umane non sono prevedibili.
Così come il loro coraggio.